03 Aprile 2025

La conservazione delle farfalle

Progetto editoriale con la collaborazione del fotografo Bruno D'Amicis

In un mattino di primavera, anche un semplice prato di collina può rivelare molte sorprese.

Superato il fastidio di lasciare il tepore del letto prima dell'alba e quello di avere scarpe e calzini inevitabilmente bagnati dopo pochi minuti di cammino (meglio indossare degli stivali!), passeggiando con attenzione tra le erbe e i fiori ricoperti di rugiada si può entrare in un meraviglioso e affascinante “microcosmo”. Curiosando tra foglie e steli d’erba, si possono scovare tanti piccoli animali intorpiditi dal freddo della notte, che attendono pazienti l'arrivo del nuovo giorno. Rispetto alla confusione di voli, suoni e ronzii delle ore più calde, al mattino si possono ammirare insetti e tanti altri invertebrati da vicino e in tutta calma. Ci sono api e piccoli coleotteri, lucidi come gemme, che riposano beati tra le corolle dei fiori, ragni mimetizzati e immobili come granchi in cerca di un pasto, ascalafi dalle lunghe antenne clavate e grilli verde-smeraldo dalle zampe posteriori sempre pronte al salto. Non è difficile infatti imbattersi in tantissime specie diverse in pochi metri quadrati. Per i più curiosi ed attenti, l'ausilio di una lente di ingrandimento e magari di una buona guida di riconoscimento faciliteranno non poco questo processo di scoperta. Poi, non appena la luce raggiunge il prato, il nostro sguardo, inevitabilmente attratto dai colori, individua rapidamente tra le erbe decine di farfalle diverse che, immobili con le ali aperte, si scaldano ai primi raggi del sole. A breve, magari per un nostro movimento improvviso o un debole soffio di vento, spiccheranno il volo, andando ad animare dei loro colori vivaci il prato e il cielo che lo sovrasta.
Un piccolo licenide tra le erbe di una prateria della Maiella
Grazie al suo notevole sviluppo altitudinale, la Maiella è caratterizzata da moltissimi ambienti differenti, ciascuno localizzato a quote e in contesti assai diversi tra loro. Dai pascoli più aridi delle zone collinari, alle fresche radure delle faggete, sino alle praterie d’alta montagna sferzate dal vento, il Massiccio offre una grande varietà di habitat particolarmente adatti all'entomofauna, ovvero all'insieme di tutte le specie di insetti di una certa area.

Uno dei gruppi di insetti più vistosi e amati è quello dei Lepidotteri, ovvero delle farfalle e delle falene, dei quali, nel Parco Nazionale della Maiella, sono state censite quasi 150 specie.

Tra quelle più note e visibili, ci sono i grandi papilionidi, come il Macaone e il Podalirio, dalle ali allungate, ma anche la bellissima Apollo, che, con i suoi voli, accende di vita le cenge erbose e i pascoli d'alta montagna. Tra le erbe, capita di notare piccoli licenidi, dalle ali blu elettrico o arancione acceso. Oppure i pieridi, dalle ali che sembrano di vetro, e gli onnipresenti ninfalidi, come le celebri vanesse o le più riservate farfalle del genere Erebia, vere e proprie eremite degli ambienti montani.
Questa straordinaria diversità, che raggiunge il suo culmine agli inizi dell'estate, quando decine di specie si concentrano in piccoli ambienti, è un'ulteriore conferma del valore del territorio del Parco Nazionale della Maiella. Per averne un piccolo “assaggio”, si può programmare una visita al Giardino botanico “Daniela Brescia”, nel quale, tra le tante piante in esposizione, sono state anche censite ben 65 specie di farfalle e dove, ogni anno, si organizzano giornate dedicate all'osservazione e identificazione dei lepidotteri.
Apollo e altre colorate specie di Lepidotteri della Maiella
Il più completo, se non addirittura il primo, studio dei Lepidotteri della Maiella si deve all'entomologo Norbert Zahm. Per oltre vent'anni, lo studioso tedesco, originario del comune di Schmelz, nel Saarland, ma innamorato dell'Abruzzo, ha percorso i sentieri della Montagna Madre in lungo e in largo, spesso stazionando per settimane nei suoi rifugi in quota, catturando e classificando i diversi esemplari. A testimonianza dell'appassionato lavoro di Zahm, è capitato di ascoltare i racconti di un pastore di Fara San Martino, che era solito accompagnarlo al Rifugio Manzini, trasportandone tutte le attrezzature e i viveri a dorso di mulo. Oltre al rinvenimento di molte specie nuove per l'area, a Zahm si deve anche la descrizione di una nuova specie per la scienza, Perizoma barrassoi: una falena endemica delle cime più alte dell'Appennino centrale e che lo studioso ha voluto dedicare alla memoria di Paolo Barrasso, il ricercatore che ha dedicato la sua vita alla Maiella. In un primo resoconto, redatto da Zahm nel 1999 in tedesco e poi tradotto in italiano dal Parco, oltre ad un elenco delle varie specie, ne viene caratterizza anche la biogeografia.

Lo studio della distribuzione degli organismi viventi è infatti assai utile per ricostruire anche la storia geologica e climatica di una regione.

Nel caso specifico della Maiella, lo studio dell'origine delle varie specie di farfalle può diventare un ulteriore strumento di comprensione della complessità del Geoparco stesso. Accanto a specie di origine alpina o nordica, che trovano il loro habitat d'elezione alle quote più alte, si trovano quelle maggiormente legate agli ambienti forestali, che sono sopravvissute alle glaciazioni, ai margini delle aree più fredde in queste regioni meridionali. A queste oggi si affiancano quelle mediterranee, che cercano ambienti più aridi e caldi. Analizzando quindi la distribuzione attuale delle diverse farfalle, di cui siano noti i corotipi, ovvero ambienti e climi di origine, si può ricostruire l'avvicendarsi delle varie ere e quindi la storia climatica ed ecologica della Maiella.
Un tuffo in un prato, alla scoperta dell'affascinante mondo delle farfalle della Maiella

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