Maiella Bianca
La Maiella bianca evoca il candore della neve che copre i versanti della montagna in inverno e che permette al visitatore di fare delle “white geoexperience”: sci, sci di fondo e ciaspolate. La neve sciogliendosi alimenta, insieme alla pioggia, sorgenti incontaminate sulle falde della montagna dopo aver compiuto un viaggio all’interno della Maiella nei calcari bianchi.
Questi calcari tra le mani dei geologi raccontano di un antico oceano tropicale chiamato Tetide dove vivevano coralli, rudiste, molluschi, gasteropodi, nuotavano delfini, squali e coccodrilli. Le rocce più vecchie hanno 140 milioni di anni (sono giovani rispetto alle rocce delle Dolomiti che hanno anche 270 milioni di anni) mentre alcune più giovani hanno “solo” pochi milioni di anni e ci raccontano le ultime tappe della storia della montagna, come i gessi (circa 5 milioni di anni) che si formarono in seguito all’evaporazione del Mar Mediterraneo e che oggi appaiono come argentei cristalli selenitici.
Questi calcari tra le mani dei geologi raccontano di un antico oceano tropicale chiamato Tetide dove vivevano coralli, rudiste, molluschi, gasteropodi, nuotavano delfini, squali e coccodrilli. Le rocce più vecchie hanno 140 milioni di anni (sono giovani rispetto alle rocce delle Dolomiti che hanno anche 270 milioni di anni) mentre alcune più giovani hanno “solo” pochi milioni di anni e ci raccontano le ultime tappe della storia della montagna, come i gessi (circa 5 milioni di anni) che si formarono in seguito all’evaporazione del Mar Mediterraneo e che oggi appaiono come argentei cristalli selenitici.
L’uomo ha da sempre avuto uno stretto rapporto con le pietre della Maiella, sin dal Paleolitico quando utilizzava le selci per realizzare i primi strumenti,
a tal proposito, di rilevanza internazionale il geosito di Valle Giumentina funge da riferimento per il Quaternario in tutt’Europa. Le pareti calcaree delle grotte e dei ripari fungevano da “tele” per espressioni di arte rupestre post-paleolitica che oggi conosciamo meglio grazie al progetto Maiella Rock Art.
I calcari meso cenozoici nelle mani degli scalpellini diventano La Pietra Bianca della Maiella, detta anche “la gentile” per la sua tenerezza e facilità nella lavorazione, in molti borghi del geoparco è diffusa l’arte scalpellina come a Pennapiedimonte, famosa per le sue vasche in pietra dette “pile”, o Lettomanoppello che a fine luglio celebra le Dieci Giornate in Pietra, un simposio internazionale dedicato alla lavorazione della pietra della Maiella.
La pietra bianca è anche protagonista dell’architettura tradizionale, interi borghi sono scavati nella roccia o realizzati in pietra della Maiella. Anche la natura si diletta nell’arte scultorea e crea le forme del paesaggio, oggi osserviamo spettacolari valloni a volta con gole molto strette, come la Valle delle Mandrelle-S-Spirito, la Valle di Taranta e la valle dell’Orta. Le glaciazioni del Quaternario hanno lasciato numerosi circhi e valli in quota come l’Anfiteatro delle Murelle e Valle di Femmina Morta, i processi geomorfologici hanno modellato il paesaggio fino a dargli l’aspetto attuale.
I calcari meso cenozoici nelle mani degli scalpellini diventano La Pietra Bianca della Maiella, detta anche “la gentile” per la sua tenerezza e facilità nella lavorazione, in molti borghi del geoparco è diffusa l’arte scalpellina come a Pennapiedimonte, famosa per le sue vasche in pietra dette “pile”, o Lettomanoppello che a fine luglio celebra le Dieci Giornate in Pietra, un simposio internazionale dedicato alla lavorazione della pietra della Maiella.
La pietra bianca è anche protagonista dell’architettura tradizionale, interi borghi sono scavati nella roccia o realizzati in pietra della Maiella. Anche la natura si diletta nell’arte scultorea e crea le forme del paesaggio, oggi osserviamo spettacolari valloni a volta con gole molto strette, come la Valle delle Mandrelle-S-Spirito, la Valle di Taranta e la valle dell’Orta. Le glaciazioni del Quaternario hanno lasciato numerosi circhi e valli in quota come l’Anfiteatro delle Murelle e Valle di Femmina Morta, i processi geomorfologici hanno modellato il paesaggio fino a dargli l’aspetto attuale.
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